Cartapesta: alla scoperta della cartapesta di Lecce, tra arte e tradizione

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Il fascino universale della cartapesta

Entro nel mio studio e lascio libera la mia creatività. L’aria profuma di carta, colla leggermente calda e un sottile filo che fluttua tra le mie mani. Le mie dita scivolano delicatamente sulle forme che appaiono, e ogni piega, ogni strato di carta racconta una storia, non solo la mia, ma anche quella di coloro che, prima di me, hanno piegato, modellato e dato vita a questo materiale artigianale. La cartapesta ha ancora quel potere universale: trasformare l’ordinario in straordinario, la carta in emozione, l’artigianato in magia.

Da Pechino a Venezia, da Città del Messico al Kashmir, la cartapesta attraversa culture e secoli. Viaggiando per il mondo, scopriamo tradizioni diverse:

  • In Cina, durante le feste, i draghi di carta ondeggiano al ritmo dei tamburi e delle risate, facendo eco alle antiche leggende.
  • In Messico, il Día de los Muertos si illumina con sorridenti calaveras, piccole sculture che celebrano la memoria e la gioia dei vivi e dei morti.
  • In India, nei templi del Kashmir, minuscole divinità di carta attendono silenziosamente le preghiere, delicate come un soffio.
  • In Francia, e in particolare a Venezia, la cartapesta entra nel mondo del teatro e del carnevale: maschere decorative, simboli di devozione e celebrazione, emblemi delle arti performative e della cultura popolare.

Ovunque, la carta prende forma, ma cambia carattere: sacra, festosa, decorativa, teatrale.

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La cartapesta di Lecce e la sua tecnica unica

Mentre a Venezia e in Francia la cartapesta fioriva nel mondo teatrale attraverso maschere e decorazioni temporanee, a Lecce assunse un destino completamente diverso. Tra il XVII e il XVIII secolo, nella capitale del Salento nacque una tradizione unica della Puglia e dell’Italia meridionale: l’arte della cartapesta leccese.

Questa unicità deriva da una combinazione di diversi fattori.

Innanzitutto, Lecce aveva un ambiente urbano e religioso particolarmente fertile: la proliferazione di chiese, conventi e monumenti richiedeva decorazioni artistiche in grado di abbellire gli spazi sacri senza ricorrere a materiali costosi come il marmo. Gli artigiani locali svilupparono quindi tecniche raffinate e innovative in grado di conferire alla carta una consistenza flessibile e resistente, trasformandola in un materiale durevole e malleabile in grado di imitare la pietra o il legno. Infine, la cartapesta leccese non era solo decorativa: divenne parte integrante della devozione popolare, accuratamente realizzata per accompagnare processioni, feste religiose e celebrazioni, diventando espressione di un’identità artistica e culturale unica nella regione Puglia.

I barbieri furono i primi ad intraprendere questo mestiere, poiché possedevano già raffinate abilità manuali e avevano accesso a grandi quantità di carta riciclata, che poteva essere facilmente trasformata in materia prima. Il loro lavoro non occupava tutto il loro tempo, quindi potevano dedicarsi a questa nuova arte durante le ore libere, considerandola un’attività creativa e complementare. Le loro botteghe erano spesso piccole e la cartapesta si rivelò il materiale ideale: leggero, economico, facile da conservare e da lavorare, non richiedeva né grandi spazi né strumenti ingombranti. I barbieri erano figure centrali nei loro quartieri e, grazie a questo ruolo, contribuirono a diffondere le prime opere in cartapesta, soprattutto durante le feste religiose e popolari.

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Ecco un estratto dall’intervista a Marco Epicocchi, uno dei maestri artigiani della cartapesta (classe 1974), che ci aiuta a comprendere il percorso compiuto da questa tradizione e il suo futuro:

D : Maestro, secondo lei, la produzione odierna di cartapesta riesce a stare al passo con i tempi pur conservando la sua unicità, oppure dovrà adattare materiali e tecniche per sopravvivere?

M.E. : Effettivamente utilizziamo materiali diversi da quelli tradizionali, combinati con quelli del passato – è un modo per sperimentare – ma la cartapesta è insostituibile per le sue specifiche qualità lavorative. Nella mia esperienza personale, i materiali vengono preservati, anche se ammetto che guardiamo al passato mentre guardiamo al futuro. Nel mio lavoro, i vecchi canoni della cartapesta incontrano l’arte contemporanea, soprattutto nei drappeggi e nella scultura dei volti. Si tratta di un mestiere artigianale, ma non c’è continuità con le nuove generazioni di artigiani che potrebbero succedere agli attuali maestri.


D :
Quali misure occorre adottare per garantire che questa tradizione venga tramandata e non vada perduta?

M.E. : Sarebbe importante partire dalle scuole, in particolare quelle professionali, per formare nuove generazioni che scelgano questo mestiere, che deve essere anche una passione. È vero che esistono corsi amatoriali, come quelli dell’ex Società Operaia, Scuola Maccagnani, ma mancano di carattere professionale. Il modo migliore per trasmettere quest’arte sarebbe attraverso l’apprendistato, ma mentre in passato esistevano grandi laboratori che formavano e poi assumevano artigiani, oggi è difficile trattenere gli apprendisti, spesso a causa di restrizioni legali. Forse se le istituzioni locali creassero programmi specifici e finanziamenti (non solo sulla carta), questo potrebbe essere un punto di partenza.

Si dice che una statua nasca dal nulla o come espressione di un’idea. Innanzitutto, una massa di paglia legata con dello spago viene modellata per creare la struttura grezza di un telaio metallico.

Oggi: mani, piedi e teste vengono modellati dall’argilla da artigiani esperti in cartapesta, specializzati nella scultura e nella modellazione secondo iconografie specifiche. La figura viene poi ricoperta da strati di carta incollati con una pasta di farina, alla quale viene aggiunto un pizzico di solfato di rame per respingere i parassiti. Gli antichi maestri utilizzavano l’allume con la pasta di farina per prevenire la formazione di muffa. Questo adesivo è chiamato ponnula.

L’essiccazione all’aria o al sole completa la prima fase. Naturalmente, esistono dei “segreti del mestiere” che gli artigiani rivelano raramente.

I vecchi maestri sostengono che la fuocheggiatura sia il segreto della cartapesta: l’uso di cucchiai riscaldati per fissare le pieghe e i movimenti alterati dall’essiccazione.

Segue poi il rivestimento, utilizzando il “gesso di Bologna”, leggermente poroso e assorbente, che lo rende un’ottima base per i colori e le dorature.

Infine: stuccatura, levigatura, colorazione e decorazione dei dettagli. Si utilizzano colori a olio, anche se alcuni artigiani preparano i propri pigmenti (“terre” come l’ambra, la terra di Siena, il cinabro) secondo antiche tecniche conosciute solo dai professionisti.

Come LADY PAPAVERO sta reinventando i gioielli in cartapesta

Papaveroshop trae ispirazione da questa magia.

Trasformare la cartapesta in gioielli non è semplicemente una questione di ridurne le dimensioni.

Le tecniche tradizionali spesso danno vita a gioielli artigianali realizzati con carta o materiali simili che risultano rigidi, pesanti e poco pratici, poiché realizzati con cartone o colle rudimentali, come la pasta di farina. Noi, invece, utilizziamo una “formula segreta” che rende ogni creazione resistente e sorprendentemente leggera. A questo aggiungiamo fibre di gelso, carta e sostanze naturali, mescolate in una pasta morbida e malleabile, perfetta per dare forma alle nostre idee.

Utilizziamo una tecnica davvero esclusiva: i fogli vengono strappati, impastati con la colla e lasciati macerare. La pasta viene poi modellata a mano, porzione per porzione, fino a ottenere la forma desiderata. Una volta essiccato in spazi ventilati, il pezzo prende vita, pronto per una finitura e una decorazione accurate, diventando un oggetto che trasmette bellezza e memoria.

Ogni pezzo è realizzato con la stessa filosofia che guida i maestri di Lecce: leggerezza, eleganza, resistenza. Ma è contemporaneo. Può essere abbinato a un outfit moderno, a un abito da sera o a un look quotidiano. Non è un ornamento statico: è un compagno di viaggio, facile da trasportare, pronto ad accompagnarti in ogni momento della vita.

Un viaggio che porta ai suoi gioielli

Quando guardo i miei lavori finiti, non li considero mai oggetti statici. Li immagino come storie portatili: frammenti di carta che portano il peso leggero di una tradizione antica, ora animati da nuova vita. È questo che rende la cartapesta così speciale: fragile ma resistente, capace di rinnovarsi senza perdere la sua memoria.

Ecco perché ogni pezzo LADY PAPAVERO non è mai solo un accessorio: è un’eredità vivente, un modo intimo per portare con sé un pezzo di storia trasformato in qualcosa di contemporaneo. Se amate l’autenticità, le cose che vi sorprendono e vi commuovono perché nascono piccole e crescono grandi, vi invito a scoprire queste creazioni. Forse troverete la vostra storia nelle loro delicate pieghe.

Non esitate ad andare a scoprire il museo della cartapesta al Castello di Carlo V a Lecce.

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Je m’appelle Marion et je suis amoureuse des Pouilles et de l’art du papier-mâché

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