La storia della cartapesta

Le origini

Da Pechino a Venezia, da Città del Messico al Kashmir, la carta modellata attraversa culture e secoli. Viaggiando nel mondo, si scoprono tradizioni molteplici.

In Cina, durante le feste, i draghi di carta ondeggiano tra tamburi e risate, portando con sé l’eco di leggende millenarie. Le strade si vestono di rosso e d’oro — i colori della fortuna — mentre il movimento sinuoso del drago unisce cielo e terra in una danza di luce e speranza. Qui la cartapesta è simbolo di buon auspicio, di energia vitale in continuo rinnovamento. Ogni figura modellata a mano conserva la pazienza degli artigiani e la poesia di gesti tramandati nel tempo — un dialogo silenzioso tra l’uomo, la materia e gli spiriti benevoli.

In India

Nei templi del Kashmir, minuscole divinità di carta attendono in silenzio le preghiere, delicate come un soffio. Le mani che le modellano si muovono lentamente, come in una meditazione. Ogni statua nasce per essere offerta, non conservata: è un dono che si dissolve nel vento, un segno di devozione pura. Qui la cartapesta diventa strumento sacro, ponte tra il visibile e l’invisibile. Tra profumi di sandalo e il suono lontano delle campane, la carta si trasforma in spiritualità, ricordando che anche la fragilità può diventare eterna.

In Messico

Durante il Día de los Muertos, le strade si riempiono di calaveras — piccole sculture che celebrano la memoria, la vita e la rinascita. In quei giorni, i fiori di cempasúchil e gli altari raccontano l’amore verso chi non c’è più. La morte non è temuta, ma accolta come parte della vita: un passaggio che unisce vivi e defunti in una grande festa comune. In questa tradizione, la cartapesta diventa strumento di gioia e continuità — leggera ma resistente, come la memoria stessa.

A Venezia

La cartapesta diventa raffinatezza e mistero. È l’anima del Carnevale di Venezia, dove le maschere — simboli di bellezza e libertà — raccontano storie di festa, arte e seduzione. Grazie alle sue qualità, la cartapesta ha dato vita alle celebri maschere veneziane — strumenti di libertà e trasformazione, che permettono di celare l’identità e, per un istante, abolire le differenze sociali.

Ovunque, la carta prende forma — e ovunque cambia temperamento: sacra, festiva, decorativa, teatrale.

Lecce e la nascita di un’arte

Tra il XVII e il XVIII secolo, Lecce visse un periodo di grande dinamismo e profonda trasformazione: la sua età d’oro barocca. Dopo secoli di incursioni ottomane e minacce provenienti dal mare, la città si fortificò con nuove mura e bastioni, diventando un baluardo contro le invasioni barbariche.

Quando il pericolo diminuì, la forza un tempo dedicata alla difesa si trasformò in energia creativa: così nacque l’età d’oro del barocco leccese.

La Controriforma portò alla costruzione di chiese e conventi, mentre architetti e scultori locali animati da una profonda devozione scolpivano la pietra leccese come fosse merletto. In questo clima di rinnovamento spirituale e artistico, anche la cartapesta trovò la sua espressione più autentica: un materiale umile, ma capace di trasformarsi in opere di straordinaria bellezza, destinate ad adornare altari e accompagnare processioni.

Lecce divenne così non solo una città da difendere, ma una città da ammirare protetta dalle sue mura e illuminata dal genio dei suoi artigiani.

L'Art du Papier Mâché

L’artigianato

Carta, colla e gesso  materiali modesti che, tra mani esperte, si trasformano in arte.
I primi a sperimentarne la magia furono i barbieri stessi, che, tra un cliente e l’altro, modellavano santi e presepi nelle loro botteghe. La loro abilità manuale, abituata alla precisione e alla pazienza, trovò nella cartapesta una nuova forma di espressione.

Secondo la tradizione, fu Mastro Pietro Surgente, detto Mesciu Pietru, il primo grande maestro di quest’arte a Lecce. Attivo tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, Mesciu Pietru seppe dare dignità e forma artistica a un materiale povero, utilizzandolo per creare statue leggere, espressive e profondamente umane.
Le sue opere  destinate a chiese, processioni e devozioni popolari  segnarono l’inizio di una scuola artigianale che rese famosa la cartapesta leccese in tutta la Puglia.

Da allora Lecce non ha mai smesso di modellare la carta come fosse pietra: una tradizione tramandata di mano in mano, che ancora oggi unisce fede, creatività e identità.

La tecnica

Carta, colla e gesso  materiali modesti, ma ricchi di promesse.
Tutto comincia con la scelta della carta, il suo strappo, l’immersione in acqua e poi la modellatura su uno stampo. Dopo l’asciugatura, arriva la pittura e infine la verniciatura, che sigilla la luce nella materia.
Un ciclo lento, quasi meditativo, dove il tempo diventa complice.

Oggi, nel mio laboratorio, a pochi passi dalla chiesa di Santa Croce, continuo questa tradizione a modo mio: trasformando la cartapesta in un gioiello contemporaneo.

La Tecnica

1. La Scelta della Carta

Per prima cosa si sceglie il tipo di carta da utilizzare — generalmente carta di giornale, carta kraft o carta velina.

2. Lo Strappo

La carta viene poi strappata in piccoli pezzi.

3. L’Ammollo

I pezzi vengono immersi nell’acqua per ammorbidirli.

4. La Modellatura

I pezzi di carta ammorbiditi vengono applicati su uno stampo e modellati.

5. L’Asciugatura

Una volta ottenuta la forma desiderata, l’oggetto viene lasciato ad asciugare.

6. La Pittura

Quando è asciutto, l’oggetto viene dipinto e decorato secondo la fantasia dell’artigiano.

7. La Verniciatura

Infine, per proteggere e dare una bella finitura all’oggetto, si applica uno strato di vernice.

Tempi di Realizzazione

Circa due settimane: i tempi possono variare a seconda della complessità del gioiello.

Ogni creazione conserva la traccia del gesto, del respiro e del Sud.
Nulla è immobile — tutto è vivo, come la materia stessa.

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